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​D'AMORE E ALTRI OCEANI​​

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(nuova creazione 2027 | titolo provvisorio)

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Desidero delle gambe umane come certi uomini, si dice, abbiano desiderato le ali. La hybris sembra dunque farci leggere, in filigrana al dramma della Sirena, la vicenda di Icaro. E la mescolanza dei mondi riguarda anche noi. Se l'uomo ci appare sempre più in preda alla follia della guerra e dell'autodistruzione, forse sarà il canto della natura ciò a cui bisognerà dare voce. (Davide Vago | Una voce dall'esilio)

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Ideazione, regia e interpretazione Silvia Battaglio

Drammaturgia vocale Francesca Della Monica

Influenze poetiche Hans Christian Andersen, Margueirite Yourcenar, Jon Fosse

Suggestioni musicali Alva Noto, Lou Reed, Philip Glass

Coproduzioni e collaborazioni FAG Arti Visive Roma, Tangram Teatro, Stalker Teatro/Officine CAOS

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Il nuovo progetto, in fase embrionale, è una scrittura contemporanea ispirata alla figura archetipica e al mito della Sirena, creatura liminale in bilico tra due mondi, tra l’umano e il non-umano, tra il mare e la terra, che incarna l’ibridazione in tutti i suoi aspetti. La creazione, lontana dalla narrazione classica della fiaba originaria, si connota come una scrittura di scena contemporanea, spogliata di ogni moralismo romantico per farsi canto dell’esilio, intriso di mito, poesia e malinconia. Una creatura liquida rinuncia alla propria voce e accetta di abdicare alla sua origine fisica, per abitare un mondo umano che si rivelerà cinico, vacuo e incapace di accoglierla. La creazione si configura come un’incursione epidermica nella metamorfosi dove la scena, distante da una connotazione realistica, diventa spazio metafisico calato in un immaginario acustico e visivo in continua trasformazione, nella relazione materica con gli elementi di scena, il corpo e la voce della performer, nel segno di un linguaggio ibrido costruito nella fusione tra danza, teatro e canto. Una delle opere a cui la creazione si ispira, oltre alla fiaba di Andersen, è Il testo teatrale della Yourcenar che, nella sua forza poetica, visionaria e insieme dirompente, scardina il binarismo della fiaba classica, spostando il fuoco tematico sulla riappropriazione del corpo e sulla decostruzione dei ruoli imposti dalla società. In un’epoca di migrazioni, confini e barriere culturali, qui il mutismo della Sirena diventa una potente metafora politica, e nell’urgenza di ritrovare un’identità, un corpo e una voce, prende vita il tema contemporaneo dell’incomunicabilità, dello scontro tra mondi diversi, della perdita delle proprie origini, e del bruciante desiderio di appartenere a un mondo che non ci riconosce.​

 

La donna-pesce, in quanto identità non convenzionale, ha spesso rappresentato un corpo differente, talvolta da etichettare, o da emarginare o da intrappolare tra i muri di una ‘casa di bambola’ o da recludere come fenomeno da baraccone nell’aquario claustrofobico di un circo. Partendo da questo immaginario, qui la Sirena si libera dagli stereotipi, compiendo un viaggio ascensionale, da donna-pesce a essere umano a schiuma di mare, fino a tramutarsi in ragazza-angelo, e infine, in aria, nell’ultimo gesto poetico, che è rarefazione, riflesso, eco. Un viaggio nella materia, dunque, che ha origine nell’acqua, che attraversa il mondo terreno, la vita, e che poi si volatilizza nel cielo, facendosi tramite di un’identità libera, in bilico tra due mondi, non conforme e non ascrivibile ad alcuna definizione, il cui volo è un canto d'amore, una liturgia laica sull'identità, sull'esilio e sul prezzo del desiderio.

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